Vuoi scroccare la rete? Guarda il segno
Puntocom
Stefano
13/11/2002


La pratica l’avevano inventata durante la Grande Depressione i vagabondi americani che volevano segnalare a chi sarebbe venuto dopo di loro il tipo di accoglienza che avevano ricevuto da quelle parti. Se una donna aveva trattato uno di loro con compassione e gli aveva offerto cibo, il segno che il vagabondo avrebbe tracciato con un pezzo di gesso su quella casa così ospitale era una gatta. Se l’accoglienza invece era stata una fucilata, l’avvertimento per quelli che sarebbero capitati da quelle parti era un triangolo con le braccia alzate. Non mancavano i consigli: una croce voleva dire “parlate di religione, vi daranno da mangiare”, mentre una M maiuscola suggeriva: “raccontate una storia pietosa, vi aiuteranno”.

Ora, in un’ideale trasposizione nel XXI secolo, questa forma di comunicazione è stata ripresa da quella specie di "vagabondi del Terzo Millennio" che sono i surfer di Internet Wireless, alla costante ricerca di WLANs (Wireless Local Area Network) – posti cioè in cui si naviga su Internet via onde radio - cui "scroccare" una connessione gratuita alla Rete. In pratica, con un ideale passaparola a beneficio di tutti, chi, con strumenti spesso anche abbastanza rudimentali – c’è chi lo fa con un contenitore delle patatine Pringles! – riesce a identificare un ‘punto di accesso’ per navigare wireless segnala sui muri dell’edificio o sulla strada ad esso antistante il tipo di connessione e gli eventuali accorgimenti da usare per entrare nella WLAN in questione. “Nodo aperto”, avvertono i due semicerchi opposti l’uno all’altro, con tanto di segnalazione dell’identificativo che vi lascerà entrare e della larghezza di banda di cui potrete usufruire. “Nodo protetto” ammonirà un cerchio intorno alla W di WEP, un sistema di codifica che però può essere aggirato, tanto che il segno spesso riporta anche l’indicazione del possibile punto di accesso.
E’ bastato che Matt Jones, uno di questi ‘vagabondi cibernetici’, pubblicasse sul suo sito (www.blackbeltjones.com) alcuni simboli di questa nuova forma di linguaggio - il cui nome, spiegabilmente, è "warchalking", letteralmente "guerra con il gesso" - perché migliaia di utenti wireless lo contattassero per suggerire varianti o aggiunte: “sulla sinistra del segno metterei latitudine e longitudine della ‘location’” dice Anonymous Hero nel forum, letteralmente esploso, di warchalking.com, allegando tanto di proposta grafica del nuovo “vocabolo”. Altri – anche da Paesi diversi dagli USA – preferiscono mandare foto che evidenzino come la pratica ormai si stia diffondendo, anche fuori dagli States; o procedere alla mappatura di intere città, da riportare su siti che diventano delle piccole Lonely Planet per chi vuol farsi una navigata sul network di qualcun altro (www.ocf.berkeley.edu/~cfarivar/warchalking).> E le vittime delle segnalazioni come la prendono? C’è chi tutto sommato è contento di vedere il proprio ‘hotspot’ – così si chiamano in gergo i nodi delle WLANs – pubblicizzato, seppur in modo poco convenzionale. Ma c’è chi invece si preoccupa, e non poco, per la sicurezza – sarebbe meglio dire l’insicurezza – del proprio network. Non tanto per ciò che potrebbero fare i ‘guerrieri del gesso’, mossi come sono soprattutto da spirito comunitario e da quella vena dissacrante che caratterizza anche fenomeni come il file sharing o il peer-to-peer. Quanto per il fatto che i ‘warchalkers’ hanno evidenziato un grado di permeabilità delle Reti wireless che potrebbe davvero procurare guai seri dinanzi a veri malintenzionati.
Nato solo poche settimane fa, c’è chi già si interroga se il fenomeno ha un futuro. “Anche se non dovesse prendere piede su larga scala” dice John McGarvey, esperto di telecomunicazioni di New York, “la velocità con cui si è diffusa la pratica del warchalking è un’ulteriore testimonianza del tipo di attivismo che riesce a coagularsi attorno al concetto di ‘comunicazione senza restrizioni, senza regole e senza pagamento’,”. Un atteggiamento tipico delle comunità ‘di base’ di Internet. Ma come per tutte le innovazioni, dopo la fase rivoluzionaria è probabile che ne segua una istituzionale: “In questa fase il warchalking è d’aiuto a viaggiatori e possessori di portatili alla ricerca disperata di una connessione Internet” osserva Russ Craig, analista dell’Aberdeen Research Group, “ma credo che non ci vorrà molto prima che gli hotspots a disposizione della comunità vengano indicati con una vera e propria segnaletica”. Un po’ come quella che mostra la strada per i musei o la stazione; resta solo da vedere se i segni rimarranno quelli originari dei “guerrieri del gesso”.





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