Io, bambino schiavo nell'Australia dei buoni inglesi
La Stampa
Stefano
15/3/2010


“Se non altro ora non si dirà che non è successo. Tutt’al più si potrà dire ‘grazie a Dio, non è successo a me’”. Così David Hill ha accolto le parole del Primo Ministro inglese Gordon Brown, che ha definito “deportazione d’innocenti” la politica d’emigrazione forzata con cui fra il 1920 e il 1967 150mila bambini vennero spediti nelle colonie.
Hill, oggi sessantenne, è stato uno di loro. Più precisamente è stato uno dei mille finiti negli anni nella Fairbridge Farm School a Molong, una fattoria creata a 300 Km a nord di Sydney

dalla Charity inglese Fairbridge per dare a bambini inglesi poveri e senza prospettive in patria l’opportunità di un’istruzione e di una vita migliore, pur se lontani dalla famiglia. Ma Hill è anche colui che, prima in un libro e poi in un documentario trasmesso dalla tivù pubblica australiana ABC, ha svelato come in realtà quelle strutture fossero spesso vere e proprie fabbriche di abusi d’ogni tipo, anche sessuali. “A livello ufficiale il silenzio è stato assordante” sottolinea Hill, diventato in età adulta un alto funzionario della ABC, “Per quanto riguarda chi è stato vittima, beh, non sono cose che si rivelano volentieri”. “Molti di noi non l’hanno detto neppure ai familiari più stretti”, conferma Ian Bayliff, giunto a Molong nel 1959, “Semplicemente non ne hanno mai trovato il coraggio”.
Ancora pochi anni fa il programma Fairbridge era additato come uno dei migliori nel suo genere: “Una forma imperiale di filantropia per l’infanzia in difficoltà” l’aveva definita Geoffrey Sherington, preside della facoltà di pedagogia all’Università di Sydney. D’altronde quando era stato avanzato qualche dubbio circa i metodi usati nelle sue farm, la Fairbridge aveva sostenuto, davanti a commissioni parlamentari ad hoc - inglese nel 1998 e australiana nel 2002 - di non sapere di “abusi o trattamenti impropri”.
Ma quello che Hill si è poi trovato di fronte durante la ricerca per il libro, che inizialmente doveva essere celebrativo, racconta tutta un’altra storia. Nei documenti rinvenuti nella conservatoria del New South Wales, si racconta di bambini picchiati con frustini da cavallo, puniti per un nonnulla infilandone la testa dentro la tazza del cesso e nutriti con cibo infestato dai vermi. Ma soprattutto si rivela come spesso fosse loro impedito di finire la scuola, cosicché non avessero altra alternativa che restare a lavorare in fattoria – l’esatto opposto di quanto promesso agli ignari genitori in patria: “E’ proprio assicurandole che avremmo avuto quell’istruzione che lei, vedova e povera, mai avrebbe potuto darci che convinsero mia madre ad affidare alla Fairbridge tre dei suoi quattro figli”, ricorda Hill. Il quale poi arrivò all’Università, ma solo perché tre anni dopo sua madre riuscì a emigrare in Australia e a riunirsi con i figli: “Solo 10 dei mille ragazzi transitati nella Farm School di Molong sono arrivati a laurearsi: tutti e dieci sono bambini che i genitori riuscirono a riprendersi”.
Le prime rivelazioni su quanto avveniva nelle farm della Fairbridge si ebbero già negli anni ’50, tanto che nel 1956 il governo inglese mise il programma della Fondazione sulla lista nera. Dalla quale però uscì subito: bastò che la sede londinese della Fairbridge esercitasse le giuste pressioni, minacciando l’intervento del proprio Presidente, il Duca di Gloucester. Peraltro quella Charity aveva sempre avuto il sostegno dell’aristocrazia inglese: la stessa regina Elisabetta II nel 1948 aveva donato alla Fairbrdige duemila sterline della sua dote nuziale.
Le spedizioni di bambini nelle sedi della Fairbridge quindi ripresero, e nel 1959, poco dopo il ritiro del bando, toccò a Hill e ai suoi due fratellini partire per Molong.
La dimensione del dolore e della sofferenza inflitti nella Fairbridge Farm School è stata rivelata dal documentario prodotto da Hill, che ha lasciato costernata l’opinione pubblica australiana. Nel programma, realizzato riunendo proprio a Molong i superstiti fra i mille approdativi nel corso degli anni, gli ex-ragazzi della Farm School hanno raccontato – molti per la prima volta – le angherie fisiche e psicologiche subite e perfino gli abusi sessuali, come nel caso di quelli inflitti durante una visita ufficiale dall’allora Governatore Generale d’Australia, Lord William Slim – un vero e proprio eroe e un mito nazionale.
Un dolore e una sofferenza che il tempo non ha certo lenito, anzi. “Man mano che invecchi” ha detto alle telecamere con il groppo in gola Maggie Mac Lauchlan, deportata a Molong nel lontano 1939, “quei ricordi, che da giovane adulto eri riuscito a sospingere negli angoli più reconditi della mente, riemergono. E sono più atroci che mai”.
Stefano Gulmanelli

Documento: Io, bambino schiavo nell'Australia dei buoni inglesi





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http://blogs.ubc.ca/transculturalwriters/
http://www.thepress.purdue.edu/titles/format/9781557537065
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