Uoma - la mutazione
Next - FMR Franco Maria Ricci (Anno III - Numero 10, 2000)
Arianna


I nuovi eroi e il neo-androgino.

Donne e uomini stanno mutando, stanno cambiando pelle, modo di percepire sé stessi, il proprio corpo, l'altro sesso, la realtà che li circonda. Partita in sordina, l'onda del cambiamento li sta ora travolgendo in un moto fragoroso, da cui emergeranno solo dopo aver trovato una nuova riorganizzazione di sé e della propria identità.
Motore propulsore di questa nuova evoluzione - biologica quanto culturale - è, ancora una volta, la Tecnica, ora applicata ai più sofisticati progressi dell'elettronica. Gli sviluppi sempre più accelerati nel campo delle telecomunicazioni (Internet in particolar modo), dell'ingegneria genetica, della cibernetica e, naturalmente, dell'informatica sono i veri, primi responsabili di quanto sta avvenendo nei nostri corpi e nella nostra testa.


Al termine di questa metamorfosi annunciata, le donne potranno cedere alle macchine il loro ruolo di uniche e sole dispensatrici di vita umana e rinunciare all'onnipotenza esclusiva della maternità.
L'aspetto più paradossale, ma anche intrigante, di tutta la faccenda è che sono stati proprio gli uomini - certi uomini - ad aver innescato il cambiamento di paradigma femminile portandolo al punto di massima tensione. Sono gli scienziati, gli informatici, gli artisti, i genetisti, i cibernetici, gli ingegneri spaziali e gli scrittori di cyberfiction ad avere progressivamente sospinto con le loro 'pre-visioni' e le loro innovazioni le donne nel futuro. Costringendo tutti, donne in primis e uomini di riflesso, a riscrivere i codici della propria identità.
Ho avuto la sensazione che stessimo per accedere a un'era in cui pensiero maschile e pensiero femminile finiranno per compenetrarsi in un unico organico, in una mente androgina molto più articolata e complessa di quella finora sperimentata dall'essere umano.
La tesi ultima - e apparentemente inevitabile - di questo libro è che il risultato della mutazione in corso, preannunciata e promossa dalla "Eveolution", vedrà l'emergere di una 'nuova' specie umana: androgina, superpotenziata intellettualmente, più rivolta ai mondi artificiali creati da intelligenze elettroniche e realtà virtuali che alla fisicità dei propri corpi. Più assetata di 'conoscenza cosmica' (motore psicologico della futura space age) che di esistenza terrena.

Il riposo del guerriero
Stanley Kubrick, nel suo modo istintivo di percepire il futuro, aveva capito che il calo del desiderio sarebbe entrato a far parte delle nostre ossessioni quotidiane. I coniugi Tom Cruise e Nicole Kidman di Eyes Wide Shut ne sono la migliore esemplificazione. Kubrick ci ha lasciato sigillando il suo messaggio profetico nella battuta finale pronunciata da Nicole Kidman: "C'è una cosa importante, che noi dobbiamo fare prima possibile...Scopare." Come se l'atto sessuale fosse ormai rientrato nelle nostre incombenze quotidiane; qualcosa da doversi ricordare di fare grazie a un post-it giallo appiccicato alla testiera del letto.
Si cita il sesso perché non lo si fa più. O lo si fa male. Affrettatamente, quasi per obbligo. Senza gusto. L'aspettativa è alta, la delusione puzza come un calzino sporco. Allora il sesso lo si racconta, lo si enfatizza, lo si decuplica in mille pubblicità, in mille copertine di giornale, inventandoselo.
Ma, soprattutto, nel momento in cui la maternità assurgerà a ruolo di professione, con tutto il suo bagaglio di competenze acquisite e responsabilità, la donna-madre potrà finalmente sentirsi riconosciuta a pieno titolo come elemento fondante - e irrinunciabile - della società.
Forse verrà un giorno in cui anche le madri-professioniste finiranno per lasciare che sia un utero artificiale a portare a compimento la gravidanza. Ma crescere ed educare le nuove generazioni non dovrebbe diventare compito di un robot-computer. L'elemento umano rimarrà sempre preponderante e, anzi, sarà sempre più richiesto.
Donne che rinunciano alla maternità per lavorare e uomini che rinunciano al lavoro per seguire casa e famiglia. Da un lato, c'è un'affannosa voglia di affermarsi, di divertirsi e mettersi alla prova fuori delle pareti domestiche; dall'altro, c'è il crescente desiderio di deporre le armi, guardarsi dentro, crogiolarsi nel bozzolo protettivo della propria famiglia. Al riposo dei guerrieri corrisponde, in maniera speculare, l'avanzata di aitanti amazzoni. Come se gli uomini, forti dell'esperienza e della saggezza maturate sul campo di battaglia, fossero ben contenti di passare lo scettro della responsabilità economica in mani femminili e, fra sé e sé, sussurrassero: "Donna, prova un po' tu ora, sulla tua pelle, a mandare avanti la baracca, a uscire tutte le mattine per andare in ufficio e combattere contro il mondo: il tuo capo, l'azienda, i colleghi meschini o maligni, le ristrutturazioni, i cali di fatturato, gli obiettivi non raggiunti. Prova un po' tu, ora, quanto costa vincere lo stress o la paura di non farcela".

E il libero arbitrio?
La domanda cui presto l'umanità dovrà rispondere è quella provocatoriamente lanciata da James Watson: "Se potessimo migliorare l'umanità sapendo come inserire alcuni geni al posto giusto, perché non dovremmo farlo?"
Questa domanda ne apre immediatamente un'altra: perché dovremmo diventare dei superumani? Perché non potremmo continuare a goderci la nostra tranquilla, mediocre umanità di sempre? Cosa ci dovrebbe spingere alla continua ricerca di autoperfezionamento, fino al punto da abbandonare i lentissimi, quasi impercettibili ritmi dell'evoluzione naturale?
Proviamo anche solo per un attimo a considerare che forse l'errore che generalmente facciamo è quello di credere che, nel momento in cui l'uomo persegue i fini dell'evoluzione culturale, stia andando contro natura, stia ribellandosi a essa. E se in realtà fosse la Natura - ancora una volta - a controllare questo processo evolutivo, allontanando l'umanità dalle pastoie biologiche (viste come 'naturali', ma anche frenanti) per irretirla in quelle cultural-tecnologiche (viste come 'artificiali' ma progressive)?

Uoma
Non tutto è come ci vogliono far credere: la società - e l'uomo - si starà pure femminilizzando, ma è ancor più vero e più profondo il fatto che la donna si sta mascolinizzando.
L'uomo potrà anche aver perso un po' di quella sua tracotante e virile mascolinità. Sarà pure diventato più attento alla cura del corpo, si guarderà forse un po' più allo specchio, verserà qualche lacrima in più, scalderà biberon e forse si piegherà pure a riempire la lavatrice e depilarsi il petto. Ma, fra i due, chi sta radicalmente cambiando è 'lei'.
E' lei che in palestra arriva a scolpire cosce e bicipiti con la diligenza di un atleta greco. Lei che entra nelle scuole di polizia per diventare tiratrice scelta, guardia del corpo, investigatrice, con la stessa grinta di un uomo. Lei che ora vuole imparare a pilotare aerei, dirigere aziende e governare Stati. Tutte cose che gli uomini fanno già da decenni e, in alcuni casi, da secoli. E che continueranno a fare, con un po' di competizione in più. Per lei, invece, è tutto terreno nuovo: e più è nuovo più è entusiasmante e coinvolgente (fino a farle dimenticare il vero scopo della sua esistenza: restare gravida).
Da questo connubio tra una donna psicologicamente (e fisicamente) ora più maschile e un uomo ora più femmineo nasce, simbolicamente, il neo-androgino.
La donna incontra l'uomo, l'uomo incontra la donna. Con la fine della guerra dei sessi e l'inizio di una nuova partnership tra Lui e Lei, l'umanità sembra stia preparandosi - consapevolmente ma, ancora più spesso, inconsciamente - ad affrontare le sfide, i rischi e le imprevedibili avventure di un nuovo livello di civiltà.
Il premio per le sue fatiche e le sue conquiste? Le stelle.

Angeli e ibridi
La verità innegabile è che Internet, questo concentrato di umanità scorporata ma non per questo meno vera, è un mezzo (potremmo chiamarlo un 'essere'?) che si rivolge ai bisogni e ai segreti desideri della nostra vita interiore, come se i microchip dei nostri computer potessero diventare antenne sintonizzate sulla nostra anima.
A questo punto è legittimo chiedersi quanto l'esperienza virtuale può rimpiazzare quella reale. O, meglio, a che punto è la transizione evolutiva che ci sta spingendo dalla fisicità del reale all'immaterialità neurologica del virtuale, anche quando si tratta di dare libero sfogo alle nostre fantasie erotiche e soddisfare i nostri più primordiali appetiti.
Secondo i più temerari, l'innesto di microchip nel cervello, in grado per esempio di aumentare le capacità mnemoniche, telepatiche, sensoriali, di calcolo, non sarà che il primo passo verso forme di cooperazione sempre più strette tra menti umane e intelligenze artificiali.
Di fronte a un tale scenario, l'uomo bionico quasi impallidisce. Qui non stiamo parlando solo di esseri umani che sfruttano le meraviglie della cibernetica per auto-potenziarsi, rimanendo però padroni indiscussi del gioco, ma di esseri umani che entrano in co-dipendenza con le macchine al punto tale da non poterne più fare a meno.
Di fronte a scenari così forzatamente avveniristici, viene da domandarsi quanto 'umani' saranno i postumani. Se potessimo spingerci nel futuro là in mezzo a loro, li riconosceremmo? Propenderei per un sì: non credo vorranno cancellare del tutto le radici da cui provengono, annullare il potere delle emozioni, la forza dei sentimenti. D'altronde, sarebbe un tantino paradossale. Stiamo insegnando alle macchine a umanizzarsi, offrendo loro il segreto della nostra umanità, per che cosa? Per poi rinunciare consapevolmente a ciò che abbiamo di assolutamente unico?
Lacrime, ansie, paure: sono le nostre debolezze, ma fanno anche parte della nostra forza. Come convincere un robot a compiere un atto di eroismo, di altruismo, o di totale abnegazione al dovere se non 'umanizzandolo'? Perché un computer superintelligente non risponderà solo agli ordini come una modesta macchinetta, ma avrà bisogno di motivazioni forti, più forti dell'arida razionalità di una sfilza di dati.
Ciò vorrebbe dire che l'umanità si ritroverà, a un certo punto, divisa tra 'puri' e 'alieni', tra umani naturali ed esseri superpotenziati per via genetica e/o simbiotica, frutto della commistione tra uomo e macchina. Allora, forse, persino il razzismo acquisterà nuove sfumature, non giocherà più sul colore della pelle ma sugli invisibili tratti del corredo cromosomico e/o cibernetico. Un uomo postumano potrà mai aspirare a unirsi a una donna 'vera' ma non 'post'? E comunque, se mai ci sarà, il razzismo sarà reciproco, biunivoco. I rappresentanti dell'umanità non adulterata potrebbero non guardare di buon occhio i loro nuovi cugini cyborg e addirittura disprezzarli per aver 'tradito', aver ceduto alle macchine. Ci saranno 'angeli di carne' pronti a difendere la loro purezza contro i nuovi 'ibridi dal cuore umano'. Scenari da science-fiction.

La forza dei giovani e il potere dei memi
Le nuove generazioni - parlo di chi oggi ha meno di 20 anni - nel loro modo istintivo e non ancora razionalizzato di affrontare il reale, agiscono già così. Nuotano a vista, immersi in un mare di probabilità pronte a esprimersi, come elettroni in attesa di reagire alle circostanze. Inafferrabili, vibranti e non determinabili nella loro natura; proprio come gli elettroni, che possono essere contemporaneamente qui e altrove, esprimersi come onde o come particelle, mutare costantemente ogni qual volta qualcuno prova a osservarli.
In poche parole, i nostri giovanissimi stanno già imparando a vivere in uno 'stato quantico', anticipando addirittura i tempi del nostro prossimo balzo esistenziale (spronato, guarda caso, da quella che l'astrofisico Michio Kaku ha definito la "Rivoluzione dei Quanti", che nel XXI secolo ci permetterà di "manipolare e coreografare, quasi a nostro totale piacimento, nuove forme di materia").
Ciò significa che l'assorbimento di microchip o intelligenze artificiali nella più intima sfera umana verrà vissuto in futuro come un passaggio del tutto naturale, non traumatico, nella maggior parte dei casi ardentemente desiderato.
Ma ora che l'uomo ha costruito macchine e sistemi di comunicazione in cui i 'memi' (l'equivalente genetico delle idee) possono espandersi e moltiplicarsi a piacimento, la sua piattaforma biologica, cioè il cervello, non è più indispensabile alla trasmissione dei memi nel tempo e nello spazio. Ormai esistono piattaforme elettroniche molto più affidabili di un corpo umano.
I memi starebbero quindi preparandosi a trasmigrare progressivamente dal mondo dell'analogico a quello del digitale. A quel punto, la vita biologica potrà lasciare definitivamente il passo a quella artificiale.
Persino l'apparentemente inspiegabile - se non per cause culturali e quindi di riflesso 'memetiche'- calo della natalità nei Paesi occidentali avanzati si potrebbe quindi giustificare con il fatto che i memi non avrebbero più bisogno di un numero di esseri umani così elevato per garantire la loro sopravvivenza. Perché, ormai, i memi possono vivere, replicarsi e prosperare nelle macchine che l'uomo ha creato proprio grazie agli input (cioè alle idee) trasmesse loro dai memi.
Questa interpretazione farà inorridire i più, perché ciò significherebbe mettere in discussione le intere fondamenta su cui poggia la nostra identità di esseri umani e la nostra concezione, perlomeno in termini giudaico-cristiani, di libero arbitrio.
Eppure, stando ai fatti, è come se stessimo progressivamente preparando il nostro corpo e la nostra mente ad affrontare un nuovo scenario esistenziale. Come se la metamorfosi fisico-psicologica che stiamo attraversando fosse un passaggio obbligato per entrare - volenti o nolenti - nei domini della space age, quell'avventurosa era di viaggi spaziali che porterà l'umanità oltre i confini del globo terracqueo. Una nuova generazione di coloni, questa volta cosmici, sta apprestandosi a proseguire nel cammino aperto dai primi navigatori Fenici e fino a oggi tracciato dagli esploratori di ogni epoca, da Cristoforo Colombo al Dottor Livingstone.

Documento: Uoma - la mutazione - Pdf
Link: http://www.nextonline.it/archivio/10/14.htm





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