Così è nato il Web, intervista con Robert Calliau
Puntocom
Arianna
13/8/2002


E’ la regola del “binomio vincente”. Come dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, dietro una mente geniale c’è sempre un pianificatore, un abile organizzatore. La regola ha funzionato anche nel caso dell’inglese Tim Berners-Lee, il padre del World Wide Web: se al suo fianco, al Cern di Ginevra, non ci fosse stato l’ingegnere informatico belga Robert Cailliau, l’Internet come la conosciamo oggi forse non avrebbe mai preso vita.
Ora la storia di questa rivoluzione – le cui fasi pioneristiche, si badi bene, si svolsero di qua e non di là dall’Atlantico, nella vecchia Europa e non, come tutti pensano, in America - è raccontata proprio da Cailliau e da James Gillies, redattore scientifico al Cern in un libro che ora appare anche nella sua versione italiana, “Com’è nato il Web” (Baldini & Castoldi).
Puntocom ha incontrato Calliau.

Il World Wide Web e Internet sono oggi realtà affermate. E ora, cosa ci si prospetta? Nasceranno, come pensano molti, più varianti del www (private e/o governative, inaccessibili se non agli addetti ai lavori), per evitare i problemi di sicurezza che stiamo sperimentando di questi tempi?

Non so se potrebbero esserci tante versioni del wwww senza tornare, tristemente, alla situazione di quando il web non esisteva ancora. E comunque la cosa non ha nulla a che fare con la sicurezza, un problema che non può essere risolto dalla tecnologia. Possiamo rendere le linee estremamente sicure, totalmente impenetrabili, usando la crittografia quantistica (sarebbe impossibile interferire con connessioni basate su questo modello senza che il mittente o il ricevente non si accorgano immediatamente del fatto che qualcuno sta spiando). Al riguardo ci sono diversi progetti che stanno dando ottimi risultati, uno di questi è sviluppato dall’Università di Ginevra. Ma tutti i modelli di crittografia hanno una cosa in comune: il messaggio va decrittato una volta pervenuto dall’altra parte e il mittente non ha alcun controllo su come il ricevente umano utilizza il messaggio decrittato. Avremo risolto il problema della sicurezza solo quando si potrà riporre fiducia – a lunga distanza – in persone che non si conoscono. Possiamo immaginarci quanto tempo passerà prima che questo sia possibile...

John Perry Barlow (co-fondatore dell’Electronic Frontier Foundation) ha paragonato la nascita di Internet e del Www alla scoperta del fuoco, per l’impatto che questa ha e avrà sul progresso dell’umanità. Come ci si sente a essere fra coloro che hanno scoperto il fuoco per la seconda volta?

Il Www è stato comparato anche alla scoperta della stampa, ma il paragone di Barlow è ancora meglio. Eppure, non rende giustizia! Quello che sta realmente avvenendo è il passaggio a una realtà digitale. E di ciò non possiamo avere piena consapevolezza, perché la sua complessità va oltre le possibilità dei nostri piccoli cervelli. Sicuramente eviterei l’espressione “progresso dell’umanità”, perlomeno non allo stadio in cui ci troviamo oggi. I nostri cervelli sono rigidi: sono gli stessi di generazione in generazione. La tecnologia digitale dei computer è al di là dell’umana comprensione. Il che ci lascia solo poche opzioni:
- fermarci. E non lo faremo, vero?
- passare il potere alle macchine, a un certo punto di questo secolo
- modificarci per poterci fondere con le macchine.

Temo che il risultato possa essere una versione di qualche grado peggiore di quella offertaci dal film “Matrix”.
Già, ma tutto questo non dice come mi senta io ad essere stato così vicino all’invenzione del web. Ho sentimenti ambivalenti. Non è sempre stato un periodo piacevole. Alla fine credo che abbia dato vita a qualcosa che ha più aspetti positivi che negativi. Ma la risposta completa è molto più complessa e la si trova nel libro...

E qual è al momento il progetto che più la entusiasma?

Il “Grid”, su cui stiamo lavorando al Cern. L’idea di base è che tutto venga fatto in maniera più o meno intelligente e automatica dalla Rete stessa. L’utente non dovrebbe più preoccuparsi di dove vengono memorizzati i dati, quali applicazioni servono per fruirne, e dove si trova la potenza di elaborazione necessaria. A questo punto servirebbero solo una tastiera e uno schermo collegati a una presa “Grid” nel muro. E’ un’idea bellissima, se riusciamo a farla funzionare ci metterà a disposizione uno strumento fantastico, soprattutto per la ricerca accademica.
Ma sono fermamente contrario a renderla commercialmente disponibile prima di aver risolto i problemi della “fiducia globale” e dei sistemi legali per il controllo della Rete. Fino ad allora, almeno, bisogna tenere separati l’uso della tecnologia per l’avanzamento della conoscenza e sue applicazioni commerciali per generare profitti. E’ lo stesso problema che deve affrontare la genetica oggi: studiare i geni non significa doverne trovare a tutti i costi un’applicazione commerciale.

Genio creativo e geniale pianificatore sono un’accoppiata abbastanza comune in casi di successo accademico o imprenditoriale. Crede che il web sarebbe mai nato senza uno di voi due?

Probabilmente no. Ma i due non debbono per forza essere lì nello stesso momento e nello stesso posto. A volte abbiamo visto il genio creativo (lui o lei viene prima, com’è stato per Tim) precedere di gran lunga la fase di pianificazione/organizzazione. Peraltro ci sono esempi della possibilità di ottenere un grande successo con la sola pianificazione (Microsoft) ma non con il mero genio ( Unix/Linux).

Da un lato due ricercatori europei e un centro di ricerche europeo, il Cern. Dall’altro gli americani, che non hanno sfruttato il dominio .usa perché tanto, dicono, “Internet è nostro e semmai sono gli altri Paesi ad aver bisogno dell’estensione .it, .ch, .uk. Eppure Internet senza il WWW non sarebbe la stessa. Com’è stata possibile una tale colonizzazione degli spazi digitali?

In questo caso gli americani sbagliano e noi, come al solito, siamo stupidi per non opporci a tale arroganza. Internet è stata creata dalla comunità accademica mondiale, con molti contributi dall’Europa e da altri Paesi. C’è sempre stato un .us. E i domini nazionali come .it, .fr, etc. non possono essere creati dai singoli Paesi: tutti i domini di primo livello DEBBONO essere creati per consenso globale. Tutti questi domini esistevano già prima che nascesse il web, già prima del 1988.

Perché non esiste un premio Nobel per l’informatica? Nel libro lei sostiene che se esistesse Tim Berners-Lee lo avrebbe vinto. L’informatica non è una scienza? Eppure sta cambiando drammaticamente le nostre vite...

L’IT non è una scienza. Il termine "computer science" è un’assurdità. Una scienza riguarda lo studio di qualcosa non creato dagli esseri umani. Il resto è arte ingegneristica. Quando in informatica parliamo di scienza in realtà si tratta quasi sempre di matematica (nel software) o di fisica (nell’hardware).
E’ lo stesso motivo per cui ho i miei dubbi sul Nobel per l’economia: una parte dell’economia riguarda lo studio del comportamento dell’animale uomo, e quella, immagino, può essere chiamata scienza.
Ovviamente Alfred Nobel non aveva alcuna idea dell’avvento dell’IT. E probabilmente non gli sarebbe piaciuta.
Ma mi lasci chiudere a mia volta con una domanda. L’informatica cambia drammaticamente le nostre vite: in meglio? Accresce la qualità di una buona cena fra amici? Aumenta il livello dell’educazione? Rende più agevoli le comunicazioni o aumenta solo il numero di megabyte scambiati e il numero di conversazioni interrotte dallo squillo di un cellulare?





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