Tanzania. La deriva africana
Arianna e Stefano


L'abbiamo visitata più volte. Ma il ricordo più vivido che c'è rimasto non è l'allegra confusione di Dar es Salaam, la bellezza mozzafiato delle spiagge di Mafia Island o le vie lastricate e profumate di Zanzibar. Le immagini che ci si sono stampate nella memoria sono relative alla volta che in Tanzania vi siamo sbarcati da consulenti per un progetto World Bank sull'istruzione primaria nelle aree rurali. Quando andammo in giro per le scuole elementari dei villaggi sparsi lungo la direttrice Dar es Salaam-Dodoma; a vedere come i bambini condividessero libri e sussidiari (in ragione di uno per ogni quattro, cinque bambini), seduti spesso per terra davanti a un maestro che altrettanto spesso aveva una sedia ma non una scrivania. Bambini giunti in quell'aula dopo aver magari camminato su piste di terra battuta e fango per un paio di chilometri. Eppure si faceva lezione, con molta curiosità, una certa voglia e anche un po' di determinazione. Com'erano lontani gli zainetti Invicta e i diari di Spiderman così inevitabilmente indispensabili ai giovani virgulti dell'Occidente avanzato...