Zimbabwe. La terra dei baobab
Arianna e Stefano


Ricordo maestosi baobab accompagnarci per tutto il tragitto, fino ai resti di Great Zimbabwe, centro di un'antica civiltą misteriosa e ora sepolta. Di Harare, la capitale, ricordo le luci taglienti, che facevano risaltare i pizzi immacolati delle sposine nere in posa con i loro neo-consorti nei parchi cittadini.
Ricordo gli enormi viali di Bulawayo, pensati perché un carro trainato da buoi potesse girare su se stesso e invertire la sua marcia. Ricordo le scolaresche di bimbetti dalla pelle scura e lucida sotto il sole in visita alla tomba di Cecil Rhodes (il pił colonialista dei colonialisti inglesi), incastonata fra le rocce rosse di "World's View", un'altura che effettivamente si apre su orizzonti senza fine.
Ma ricordo, una delle ultime volte, le donne di Beitbridge - il posto di confine col Sudafrica - offrirci anfore dipinte e sculture di legno per un pezzo di sapone o una maglietta da mettere addosso ai propri bambini. E pił in lą il pane venduto a fette, per chi non poteva permettersi l'intera pagnotta. L'era di Mugabe stava entrando nella sua fase peggiore...